Intervista a Ciccio Rocco, il capo degli ultras
Quali sono gli amori della tua vita?
"Mia mamma e la Salernitana. Sono gli unici veri e grandi amori della mia esistenza."
Però una mamma non ti fa soffrire come la tua squadra del cuore.
"E' così. Ricordo i primi tempi in cui non potevo vedere la Salernitana allo stadio. Era un inferno, mi sentivo come se stessi guardando la mia donna uscire con un altro. Mi chiedevo perchè mentre allo stadio si giocava io dovevo starmene in poltrona."
Ed è così ogni maledetta domenica.
"Ancora oggi sto male. A casa ho due tv. Su una sintonizzo la diretta dei gol del massimo campionato e su quella vicina c'è la Salernitana. Quando non trasmettono la partita, invece, mi affido alla cronaca di Tommaso D'Angelo."
....Quel colore che lui, uomo geniale nelle sue invenzioni estemporanee, ha difeso affidandosi anche a colpi di scena inattesi.
"Come quella volta che il presidente Aliberti fece scendere in campo la squadra con le divise rosse. In settimana radunai i membri della G.S.F. più imponenti dal punto di vista fisico e li feci vestire con le magliette granata numerate dall' 1 al 18. Poi tutti insieme ci presentammo presso la sede della Salernitana ed io, come un allenatore che detta la formazione, chiamai nello studio del presidente i ragazzi uno alla volta. Lui capì, telefonò allo sponsor tecnico ed ordinò di modificare immediatamente il colore delle casacche."
Erano i tempi delle grandi battaglie.
"Eravamo tutti amici, basti pensare che la sera spesso ci vedevamo al Plaitano per mangiare pizza e bere vino insieme. A proposito di battaglie ricordo quello che combinammo per avere lo stadio nuovo, un giorno allestimmo un campo improvvisato per strada con le pietre e le eleggemmo a nostra nuova casa."
.....Eri venti gradini più su e ti sembrava di sentirlo picchiare sulla tua spalla per svegliarti o saltare insieme a lui.....
"A dire il vero mi sento ultras ancora oggi perchè il rispetto e la coerenza sono valori che non restano chiusi all'interno di uno stadio."
.....Tre quarti di vita trascorsi spalle al campo e cuore rivolto alla sua gente.
"E che fatica per stare in piedi su quella balaustra, mi allenavo ogni giorno per mantenere la forma."
Lo sguardo di Ciccio si ferma su una foto, la mano accarezza il volto di Bruno Carmando.
"Ogni volta che lo vedo mi emoziono, è stato un grande uomo e conserverò sempre un ricordo affettuoso della sua persona."
Tra gli uomi di carisma basta guardarsi in faccia, come accadeva con Di Bartolomei.
"Una persona eccezionale, un campione immenso. Vi racconto questo episodio: quando andammo in B nel 1990 lui venne da me mentre la tifoseria stava preparando feste in città. Ciccio, mi disse, perchè invece di allestire tutti questi banchetti non raccogliete dei fondi da destinare ai ragazzi della squadra che guadagnano di meno e che sono in difficoltà. In quel momento dimostrò tutta la sua grandezza. Agostino è stato l'unico calciatore che ho portato personalmente sotto la curva dopo aver scavalcato le inferriate per entrare in campo. Accadde dopo Salernitana-Frosinone."
La vita da capo ultrà gli ha regalato anche la soddisfazione di sentire i brividi sulla pelle mentre migliaia di persone seguivano la sua voce.
"Ho avvertito questa sensazione all'Olimpico, nel giorno della prima trasferta in serie A. Arrivai tardi e i ragazzi mi fecero spazio per prendere posto sulla balaustra. Invitai la gente ad alzare le mani e a quel punto mi resi conto che intorno a me c'erano migliaia di tifosi granata che si erano alzati in piedi per ascoltarmi. Quando partì il primo coro la curva sud dei romanisti era ammutolita e la sera, mentre ascoltavo i tifosi giallorossi elogiare Salerno ed i salernitani nei loro interventi radiofonici, provai una sensazione indescrivibile."
E quella volta al raduno degli ultrà?
"Noi eravamo in massima serie e il Napoli in B. Il moderatore voleva dare la parola ai partenopei perchè erano più numerosi, ma loro la cedettero a noi dicendo che per la mentalità che ci caratterizzava avevamo titolo a parlare per primi."
Compattezza, amicizia e la voglia di divertirsi.
"Sono ingredienti essenziali per raggiungere una dimensione di alto livello. Le grandi coreografie che ci hanno fatto conoscere ovunque nascevano da un lavoro di squadra, mica era Ciccio Rocco da solo a fare ogni cosa."
Il libro delle storie da raccontare è diventato un'enciclopedia.
"Mi ricordo la trasferta in Inghilterra a Stockton per il torneo anglo-italiano. Organizzammo due camper, eravamo in dodici. Per la strada incontrammo l'arbitro Treossi che ci guardò quasi stravolto e ci disse che eravamo proprio matti. Poi in campo ci diede un rigore a favore dopo un mio fischio dagli spalti. Fu un episodio divertentissimo. Al ritorno pretesi di guidare io uno dei camper, sbagliai strada e finimmo in Olanda. Fu uno spasso."
La malattia dei granata è nata grazie al papà.
"Un tifoso storico e innamoratissimo della Salernitana. Quando andavamo in trasferta eravamo l'unica tifoseria ad avere il medico sociale. Se qualcuno si faceva male era papà a medicarlo."
Nel dna de capo carismatico..... c'è spazio per due virtù rarisisme come l'umiltà e la riconoscenza.
"Nella vita bisogna sempre apprezzare i gesti belli. Per questo voglio ringraziare tutti gli ultrà che mi hanno dedicato cori e striscioni nel periodo della malattia. Il loro incitamento mi ha trasmesso una forza incredibile. Credetemi, quando affrontavo le cure durissime alle quali ero sottoposto mi sentivo indistruttibile."
La prima intervista nasce da un legame di amicizia da rispettare.
"Non potevo dire di no a Tano Pecoraro, insieme ne abbiamo passate tante. Siamo amici fraterni."
Su una parte c'è l'ippocampo, il cuore torna a pulsare. L'amore non si può governare.
"Avrei fatto una colletta per comprare il marchio e rivedere il cavalluccio sulle maglie granata. Quel simbolo identifica la nostra comunità, la nostra storia. E' come il grifone per il Genoa. Se manca svanisce tutto."
Quanti calciatori sono passati sotto quella curva mentre Ciccio chiamava a raccolta i tifosi.
"Il mio rimpianto però si chiama Di Napoli. E' un grande leader, saremmo stati in sintonia perchè entrambi viviamo di sentimenti e passioni."
Su quella balaustra non tornerà più.
"Come tutte le cose belle della vita abche questa è finita".
Perà sarebbe splendido se, come accade per i calciatori a fine carriera, Ciccio potesse riprendere il suo posto per l'ultima volta e guidare l'urlo del popolo granata fin dove finisce il cielo. Immenso come il suo amore per la Salernitana.
Enzo Senatore - SALERNITANA mensile ufficiale della Salernitana Calcio 1919